Autore Topic: Renato Curi  (Letto 115 volte)

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Offline Saint Just

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Renato Curi
« il: 30 Ottobre 2021, 14:52:50 »
Come ogni anno, da quarataquattro anni, indelebile resta il ricordo di Renato Curi



https://youtu.be/-_zIloeRA0U


Riporto anche il ricordo personale del Prof. Marco Casavecchia, scritto di getto qualche anno fa su queste pagine


Citazione
Era il 30 ottobre del 1977. Come da tanto tempo ormai, muniti di abbonamento, sottoscritto a rate grazie ad un amico che lavorava alla Perugina, con la fidanzata al seguito (ora Sig.ra Grifagna, come scherzosamente viene indicata mia moglie, dagli amici più cari), ci recammo allo stadio Pian di Massiano, alla buonora, verso le undici circa. La partita si sarebbe giocata alle quattordici e trenta, ma per trovare un posto a quei tempi, soprattutto in curva, dovevi litigare centimetri di spazio con tutti. Meglio quindi andare giù per tempo. Già il tempo! Uno schifo di giornata che solo quelle del Diluvio Universale potevano gareggiare in quanto ad acqua buttata giù. Pareva che il Buon Dio si fosse dimenticato le cateratte del cielo aperte. Ma nulla poteva fermare l'incredibile voglia di veder di nuovo il piccolo "Golia" combattere ed incutere paura alla nobile Signora, nella quale spiccavano, tra gli altri, i nomi di Zoff, Gentile, Tardelli, Bettega, Scirea, Benetti e Boninsegna. Un undici da far paura, ma non certo al Grifo che, allora, in casa, ne lasciava poche a chiunque.  Armati di tanto coraggio, visto il tempo, muniti di impermeabili, stile pescatore d'altura, con tanta voglia di calcio, al pari degli altri 29.999 che accorsero quel giorno allo stadio, con la spensieratezza dei 20 anni o poco più, ci mettemmo in marcia, a bordo della "cinquecento" di famiglia (allora vera e propria utilitaria), con dentro stipati, simil - sardine, altri tre amici, per raggiungere lo stadio. O meglio per arrivare vicino allo stadio, nella speranza di trovare un posto per lasciare l'auto, nella speranza poi, di ritrovarla, a fine partita tra le mille e mille parcheggiate in ogni dove, persino sopra i greppi, per dirla alla perugina.  Dopo la solita lunghissima fila per entrare in curva (niente tornelli e doppi controlli, ma le file ci sono sempre state, per ovvi motivi, a quel tempo), finalmente un paio di posti conquistati a spintoni, dopo la decisione che sarebbe stato inutile tentare di vedere la partita tutti insieme, ci separammo, con la solenne promessa di rincontrarsi in seguito per andare a festeggiare la vittoria sulla quale saremmo stati pronti a giocarci molto. Quasi tre ore di pioggia torrenziale, fitta, fredda, odiosa, al punto che nemmeno uno scafandro le avrebbe impedito di insinuarsi giù per il collo, fino alle ossa, attraverso non si sa quali pertugi e fessure di quella che credevamo fosse una barriera impenetrabile. Le mani bagnate, a stento riuscivano a trovare un po' di riparo da quel tormento, nemmeno il fazzoletto, ormai zuppo d'acqua poteva darci un po' di aiuto nell'asciugarci il viso. L'abbonamento era un blocchetto di fogli con stampigliato il nome della squadra avversaria; ne veniva staccata una parte all'ingresso, quasi fosse una margherita dalla quale strappare un petalo alla volta, fino all'ultimo, con l'ultima partita a regalarci la gioia di un ricordo: un altro campionato di serie A. Un'altra battaglia vinta. Quella del piccolo Golia, ed un altro cimelio da custodire nel cassetto. Maledetto quel giorno! Dopo un tempo di un calcio giocato in un mare d'acqua, le squadre fecero il loro ritorno in campo … pochi calci, pochi minuti … una rimessa laterale … e Renato, in mezzo al campo, cade … "Ma che è stato?", "Un crampo?" … "Una botta?", "Ma tu hai visto niente?", "No … io no, e tu?" … Silenzio, l'angoscia salì presto alla gola … tutti capimmo che c'era qualcosa di strano nell'aria.  Lo capimmo dai gesti di chi accorse intorno al piccolo "Gerd" … mani nei capelli. Agitazione di tutti. Corsa negli spogliatoi. Via vai … dentro e fuori dal tunnel … Non era un semplice infortunio. Lo sapemmo di lì a poco. Lacrime e disperazione. Piangemmo come mai ci capitava da anni, forse da piccoli quando cadendo ci si sbucciava un ginocchio o magari per un giocattolo rotto. Invece piangemmo a dirotto … seduti su una seggiola tornati a casa, tenendo stretto in mano un abbonamento fradicio e non solo di pioggia. Addio piccolo "Gerd". Il Curi sarebbe stato meglio non si fosse mai chiamato così.
di Marco Casavecchia

nella galleria :
https://www.perugianelcuore.it/index.php?action=gallery;sa=view;pic=26




il ricordo di Renzo Luchini

https://www.perugianelcuore.it/index.php?action=gallery;sa=view;pic=23

Nella buona  e nella cattiva sorte la bandiera del Grifo non si ammaina mai.

Una catena non è più robusta del suo anello più debole ( E. Guevara )

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Re:Renato Curi
« Risposta #1 il: 30 Ottobre 2021, 14:54:54 »
Nella buona  e nella cattiva sorte la bandiera del Grifo non si ammaina mai.

Una catena non è più robusta del suo anello più debole ( E. Guevara )