Autore Topic: Una riflessione ...  (Letto 2603 volte)

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questo topic.

Offline Marco Casavecchia

  • Amministratore
  • Grifone
  • *****
  • Data di registrazione: Ott 2013
  • Post: 3574
  • Per aspera sic itur ad astra
Una riflessione ...
« il: Mercoledì 30 Luglio 2014, 14:00 »
Vi è mai capitato di guardarvi intensamente allo specchio, fissando i vostri stessi occhi, in profondità, per qualche istante, ponendovi degli interrogativi ai quali cercate di dare una risposta che, quasi sempre, non trovate? A me sì e, recentemente, anche abbastanza spesso. Una domanda su tutte: “Ma che razza di mondo intendiamo lasciare, in eredità, ai nostri figli o nipoti, per chi ha la fortuna di averne?”. Forse, io stesso, figlio del mio tempo, non sono più in grado di capire ciò che mi circonda e quotidianamente mi sfiora? Non capisco il perché di tanta incomprensione tra la gente. L’aggressività, la prevaricazione, la violenza fine a se stessa, il rancore, se non l’odio, che trasudano tante cose dette o scritte, in molti ambiti e in molte occasioni, avranno mai una fine? Si riuscirà finalmente a vedere un mondo in pace o, almeno, un mondo nel quale non sia l’incomprensione o l’indifferenza verso il prossimo, verso il diverso, sia esso tale per idee politiche, religiose o solo per l’orientamento sessuale, a dominare l’animo di molti? A far prevalere l’istinto sulla ragione? Vi confesso tutto il mio pessimismo se, per esempio, il solo preferire un modo diverso di vivere uno sport rappresenta, per alcuni, un valido motivo per insultare, invitare a distogliere lo sguardo altrove, suggerire comportamenti più prudenti rispetto al pronunciarsi in merito, e crea disagio e fastidio in alcuni. Mi ripeto, di fronte allo specchio, “Sono io che sbaglio?”, “Sono io che non capisco il mondo che è cambiato, quel mondo che, induce le persone a chiudersi, a volte, in circoli esclusivi, universi paralleli, dove ciò che sembra importante è il condividere un credo comune, qualunque esso sia, e vivere in funzione di esso?”. “Vive fuori del suo tempo chi, come me, ancora usa la gentilezza di tenere aperta una porta per far passare il prossimo, chiede le cose con un “per favore”, è capace di dire “scusa” o “grazie” o “mette la freccia” quando cambia direzione?”. Francamente sono stanco di assistere quotidianamente a tanta indifferenza, di costatare tanta immaturità che passa attraverso il culto del futile rappresentato, per esempio, dall’esigenza di avere un cellulare di ultima generazione o di un capo firmato, per finire al “bullismo” tra i banchi di scuola, anticamera della violenza da adulti; stanco di vedere ragazzini che affogano nel loro disagio, famiglie complici, se non indifferenti o sorde, a qualsiasi accorata richiesta di aiuto. Stanco di vedere principi e valori morali presi a calci nel sedere in nome di una libertà individuale che qualcuno ha la pretesa di spacciare per democrazia. Anche a voi è capitato tutto ciò? Noi che vorremmo vedere più spesso un abbraccio tra persone magari di credo diverso, di idee diverse, di fede politica diversa, piuttosto che assistere a scene di violenza verbale o fisica, gazzarre in tv o guerriglia urbana tra opposte fazioni, forse siamo rimasti gli ultimi sognatori di questo pianeta. Ma vi invito di nuovo a fermarvi, un giorno, di fronte ad uno specchio e fissare i vostri stessi occhi. Chiedetevi quale futuro volete per i vostri figli, che mondo vorrete lasciare loro in eredità. Se le cose per le quali vale la pena combattere non siano altre rispetto a ciò in cui si crede e che è profondamente radicato in alcuni di noi. Non è forse desiderabile una società equa e giusta, dove ci sia spazio per tutti dove il prossimo abbia diritto al rispetto e alla comprensione? Quando mai l’uomo rinuncerà alla violenza per far spazio al dialogo e alla ragione? Cosa ci hanno insegnato millenni di storia se ancora ci si uccide per un pezzo di terra, per una fede, per il colore diverso della pelle, per il potere, per una ideologia o, peggio ancora, quando lo si fa per uno sguardo di troppo, per una precedenza in strada non data o per una partita di calcio? Cosa insegniamo ai nostri figli? Come li aiutiamo a vincere le loro paure e i loro disagi? Sfuggendo alle nostre responsabilità di genitori o educatori? Convincendoli che l’appartenenza ad un gruppo sociale li possa proteggere o tenere lontani, per sempre, dai problemi che affliggono la nostra società? O non è forse meglio aiutarli a comprendere, a condividere, ad essere empatici?
« Ultima modifica: Mercoledì 30 Luglio 2014, 16:08 da Grifagno »

Offline Marco Mariuccini

  • Grifone
  • *****
  • Data di registrazione: Ott 2013
  • Post: 502
Re:Una riflessione ...
« Risposta #1 il: Mercoledì 30 Luglio 2014, 14:47 »
Vi è mai capitato di guardarvi intensamente allo specchio, fissando i vostri stessi occhi, in profondità, per qualche istante, ponendovi degli interrogativi ai quali cercate di dare una risposta che, spesso, non trovate? A me sì e, recentemente, anche abbastanza spesso. Una domanda su tutte: “Ma che razza di mondo intendiamo lasciare, in eredità, ai nostri figli o nipoti, per chi ha la fortuna di averne?”. Forse, io stesso, figlio del mio tempo, non sono più in grado di capire ciò che mi circonda e quotidianamente mi sfiora? Non capisco il perché di tanta incomprensione tra la gente. L’aggressività, la prevaricazione, la violenza fine a se stessa, il rancore, se non l’odio, che trasudano tante cose dette o scritte, in molti ambiti e in molte occasioni, avranno mai una fine? Si riuscirà finalmente a vedere un mondo in pace o, almeno, un mondo nel quale non sia l’incomprensione o l’indifferenza verso il prossimo, verso il diverso, sia esso tale per idee politiche, religiose o solo per l’orientamento sessuale, a dominare l’animo di molti? A far prevalere l’istinto sulla ragione? Vi confesso tutto il mio pessimismo se, per esempio, il solo preferire un modo diverso di vivere uno sport rappresenta, per alcuni, un valido motivo per insultare, invitare a distogliere lo sguardo altrove, suggerire comportamenti più prudenti rispetto al pronunciarsi in merito, e crea disagio e fastidio in alcuni. Mi ripeto, di fronte allo specchio, “Sono io che sbaglio?”, “Sono io che non capisco il mondo che è cambiato, quel mondo che, induce le persone a chiudersi, a volte, in circoli esclusivi, universi paralleli, dove ciò che sembra importante è il condividere un credo comune, qualunque esso sia, e vivere in funzione di esso?”. “Vive fuori del suo tempo chi, come me, ancora usa la gentilezza di tenere aperta una porta per far passare il prossimo, chiede le cose con un “per favore”, è capace di dire “scusa” o “grazie” o “mette la freccia” quando cambia direzione?”. Francamente sono stanco di assistere quotidianamente a tanta indifferenza, di costatare tanta immaturità, che passa attraverso il culto del futile, rappresentato per esempio dall’esigenza di avere un cellulare di ultima generazione, di un capo firmato,  per finire al “bullismo” tra i banchi di scuola, anticamera della violenza da adulti, stanco di vedere ragazzini che affogano nel loro disagio, famiglie complici se non indifferenti o sorde a qualsiasi accorata richiesta di aiuto. Stanco di vedere principi e valori morali presi a calci nel sedere in nome di una libertà individuale che qualcuno ha la pretesa di spacciare per democrazia. Anche a voi è capitato tutto ciò? Noi che vorremmo vedere più spesso un abbraccio tra persone magari di credo diverso, di idee diverse, di fede politica diversa, piuttosto che assistere a scene di violenza verbale o fisica, gazzarre in tv o guerriglia urbana tra opposte fazioni, forse siamo rimasti gli ultimi sognatori di questo pianeta. Ma vi invito di nuovo a fermarvi, un giorno, di fronte ad uno specchio e fissare i vostri stessi occhi. Chiedetevi quale futuro volete per i vostri figli, che mondo vorrete lasciare loro in eredità. Se le cose per le quali vale la pena combattere non siano altre rispetto a ciò in cui si crede e che è profondamente radicato in alcuni di noi. Non è forse desiderabile una società equa e giusta, dove ci sia spazio per tutti dove il prossimo abbia diritto al rispetto e alla comprensione? Quando mai l’uomo rinuncerà alla violenza per far spazio al dialogo e alla ragione? Cosa ci hanno insegnato millenni di storia se ancora ci si uccide per un pezzo di terra, per una fede, per il colore diverso della pelle, per il potere, per una ideologia o, peggio ancora, quando lo si fa per uno sguardo di troppo, per una precedenza in strada non data o per una partita di calcio? Cosa insegniamo ai nostri figli? Come li aiutiamo a vincere le loro paure e i loro disagi? Sfuggendo alle nostre responsabilità di genitori o educatori? Convincendoli che l’appartenenza ad un gruppo sociale li possa proteggere o tenere lontani, per sempre, dai problemi che affliggono la nostra società? O non è forse meglio aiutarli a comprendere, a condividere, ad essere empatici?
  :-* :-* :-* :-X
Mi sentirò vecchio, solo 5 minuti prima di morire... (Cit.)

Offline Saint Just

  • Amministratore
  • Grifone
  • *****
  • Data di registrazione: Ott 2013
  • Post: 2030
  • Liberté, Égalité, Fraternité
    • PERUGIANELCUORE.it
Re:Una riflessione ...
« Risposta #2 il: Mercoledì 30 Luglio 2014, 15:33 »
"Se esiste un uomo non violento, perché  non può esistere una famiglia non violenta? E perché non un villaggio? una città, un paese, un mondo non violento? "
Mahatma Gandhi

nella buona e nella cattiva sorte la bandiera del Grifo non si ammaina mai

Offline grifogatto

  • Grifone
  • *****
  • Data di registrazione: Ott 2013
  • Post: 549
    • www.enrico-gatti.com
Re:Una riflessione ...
« Risposta #3 il: Mercoledì 30 Luglio 2014, 19:32 »
Gentile Grifagno,

come ti capisco! Sono del '55 e ho vissuto tante storie a partire dall'epoca del lontano '68-69...
Mi ritrovo anch'io a contatto con tanti giovani in qualità di insegnante ed ho tre figli cui cerco di trasmettere i valori in cui credo (tra l'altro anche l'amore per il Grifo), il senso di responsabilità per il grado di civiltà con cui viviamo ogni istante della nostra vita e ogni contatto col prossimo, la non necessità di vivere in modo rapace (quello solo gli attaccanti del Perugia...). Mi nutro di musica che ai più non è nemmeno nota e difficilmente riesco a trovare interlocutori che abbiano le orecchie aperte ed ascoltino veramente: tutti urlano, ma chi ascolta veramente gli altri? In autunno dovrei tornare a tenere un master a Tel Aviv, ma come? E' da quando ero piccolo che sento parlare del conflitto israelo-palestinese e mi viene da piangere se penso a dove siamo 50 anni dopo...
Ma nessuno deve mollare ed abbassare la qualità delle proprie intenzioni di vita. L'unica vera educazione è il buon esempio, non le parole, in ogni caso.
Speriamo che almeno il Grifo ci regali un poco di serena spensieratezza...
Con solidarietà
Grifogatto
www.enrico-gatti.com

Offline Marco Casavecchia

  • Amministratore
  • Grifone
  • *****
  • Data di registrazione: Ott 2013
  • Post: 3574
  • Per aspera sic itur ad astra
Re:Una riflessione ...
« Risposta #4 il: Giovedì 31 Luglio 2014, 10:02 »
Grazie della solidarietà che mi esprimi, Grifogatto. Entrambi insegnanti, entrambi del '55 ... entrambi tifosi del Grifo ... sembra quasi voluta.  :-X

Offline grifogatto

  • Grifone
  • *****
  • Data di registrazione: Ott 2013
  • Post: 549
    • www.enrico-gatti.com
Re:Una riflessione ...
« Risposta #5 il: Venerdì 01 Agosto 2014, 05:47 »
Sì, sarebbe bello andare al Curi insieme una volta, magari coi figli, ma non mi è possibile spesso perché da tanti anni vivo e lavoro lontano da Perugia; quando posso torno, e ogni anno mi vedo un po' di partite, in ogni caso tutti i giorni vengo qui e vi leggo: grazie!
 ;D

Offline Marco Casavecchia

  • Amministratore
  • Grifone
  • *****
  • Data di registrazione: Ott 2013
  • Post: 3574
  • Per aspera sic itur ad astra
Re:Una riflessione ...
« Risposta #6 il: Venerdì 01 Agosto 2014, 09:00 »
Grazie a te dell'attenzione e della fedeltà  ;). Ciao.  ;D