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ShinyStat

Articolo di De Francesco- Cardarello su ArenaCuri

Aperto da Marco Casavecchia, 06 Luglio 2023, 09:44:42

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Marco Casavecchia

Pubblichiamo l'articolo sulla vicenda Stadio di Stefano De Francesco e del giornalista Giovanni Cardarello di Today.

"L'ARTICOLO SUL NUOVO CURI ERA GIA' PRONTO. ABBIAMO ANCHE TOLTO ALCUNE VALUTAZIONI CHE A QUESTO PUNTO, DIVENTANO MENO IMPORTANTI. 
ASPETTAVAMO  SOLO DI CONOSCERE IL PARERE DEL COMUNE DI PERUGIA, SENZA DIMENTICARE PERO' CHE A PERUGIA SERVE UNO STADIO
Tutti gli spettatori di questa telenovela, sia che siano favorevoli, sia se siano contrari al Nuovo Curi, hanno un'idea che li unisce: a Perugia e al Perugia serve uno stadio totalmente funzionante. Chiarito questo aspetto andiamo ad analizzare la situazione punto per punto.
CHI SONO I PROMOTORI CHE FANNO PARTE DI ARENA CURI S.R.L.
Per capire forza e capacità di iniziare e portare a termine il progetto per il nuovo stadio di Perugia, è stata creata una società che si chiama Arena Curi s.r.l.  Cerchiamo allora di capire meglio chi sono i soggetti che la compongono e quale sia l'impegno economico finanziario di ciascuno dei soggetti coinvolti. Dalle informazioni filtrate a mezzo stampa, ogni soggetto interessato dovrebbe avere versato dagli 8 ai 12 mila euro, a seconda delle quote di partecipazione. Queste quote dovrebbero servire per la costituzione del capitale sociale e per sostenere i costi per la redazione del progetto e del P.E.F. (Piano economico Finanziario) che dovrebbe sostenere l'intera realizzazione dell'impianto da 18mila posti, il cui costo è già lievitato a circa 74 milioni.  A questi 74 milioni si è aggiunta una stima di possibili aumenti pari al 30% dei costi che porterebbe l'investimento complessivo, vicino addirittura ai 100 milioni. Facciamo un esempio per capire la portata, forse smisurata del progetto. Il Benito Stirpe di Frosinone, che è stato l'unico stadio italiano inserito nel 2017, tra le candidature a Stadium of the Year, ha avuto un costo complessivo di circa 20 milioni. Partiamo quindi ad esaminare i nomi e le informazioni riportate dalla stampa nell'ultimo periodo. Saremo felici di ricevere chiarificazioni da tutti i partecipanti, laddove tali notizie siano inesatte. Oltre al Perugia calcio, fanno parte del progetto il portavoce Francesco Maria Lana, presidente della SEM (Società Edilizia Moderna) che attualmente risulterebbe chiusa. Il geometra Simone Minestrini dirigente di GMF, Giampiero Romani titolare di Prometheus s.r.l. di Trevi società che ha dichiarato nel bilancio 2021, un fatturato di 36mila euro, Mauro Ricci delle Palestre Anytime, già dirigente di Tavernelle ed Ellera, Claudio Umbrico delle SEA di Marsciano, un azienda con meno di 100 dipendenti, il commercialista emiliano Alberto Bertani, Mirco Campagnoli titolare di Centro Impianti s.r.l. una società che si occupa di video sorveglianza e che parrebbe non avere mai vinto nessun appalto al di fuori dell'Umbria, per ultimo l'imprenditore forse con la maggiore forza economica del gruppo, ovvero Giulio Benni di King Sport, con oltre 20 punti vendita, divisi in 4 regioni.
Senza entrare nel merito, probabilmente molte delle perplessità di chi è chiamato a concedere il via a un progetto di tale portata, è legato anche alle potenzialità economiche e finanziarie che gli investitori di Arena Curi s.r.l. sembrano mostrare.  Questo gruppo di investitori sarà in grado di gestire un progetto che potrebbe da 73 milioni di euro arrivare quasi a 100?
CHI E' L'ARCHITETTO GINO ZAVARELLA
Gino Zavarella, socio fondatore della GAU Arena, è uno dei principali architetti del panorama italiano ed internazionale. Torinese di nascita, fiorentino di adozione, ha collaborato con i grandi Maestri dell'Architettura come Savioli e Ricci.
La situazione della sua società, lo studio dell'Archistar, va letta da diverse direzioni, come fosse un caleidoscopio. Da un lato grandissimi splendori, vedi il capolavoro dello Juventus Stadium, dove Zavanella compartecipa alla progettazione, passando per il futuribile Stadio della Roma a Pietralata. Dall'altra anche situazioni complesse come il Partenio di Avellino, lo Jacovone di Taranto, il Dall'Ara di Bologna e il Picco di Spezia. Situazioni dove, tra mille difficoltà burocratiche, i lavori e il progetto subiscono continui stop and go. Indicativa, in tal senso, la vicenda di Spezia dove la montagna ha sostanzialmente partorito un topolino: l'ammodernamento della Tribuna centrale. Non meno veloce il flusso del progetto di Bologna, presentato nel 2019 ed ancora in fase embrionale. Un passo più avanti sembra il rifacimento del Partenio, dove in ogni caso, siamo ancora all'assegnazione dell'appalto.
Un tratto colpisce nel seguire le vicende dei vari impianti, un filo conduttore. Tutti i progetti sono tutti ispirati allo Juventus Stadium (a volte sembrano copia e incolla con cambio dei colori sociali), un impianto che comunque è stato pensato con i criteri del 2009 e costruito con i materiali disponibili 12 anni fa.
Un discorso a parte merita, infine, la vicenda dello Stadio Franco Sensi di Roma. Parliamo di un semplice rendering, nulla di più, presentato in pompa magna nel 2009 dall'allora Presidente della Roma Rosella Sensi e dall'allora Sindaco della Capitale Gianni Alemanno.
Un progetto che in realtà non aveva fondi, gambe e fiato. Era solo un, forse, tardivo tentativo di valorizzare il club che, da lì a poco tempo, passerà alla prima proprietà americana.
In quel contesto Zavanella firma il progetto ma la vicenda finisce e a Roma viene ancora ricordato come la summa dei tentativi infruttuosi di costruire uno Stadio degno della Capitale. Una vicenda finita in tribunale tra parcelle non pagate e sogni irrealizzati.
PROGETTI SIMILI IN ALTRE CITTA'. AVELLINO, TARANTO ED ALTRE ANCORA...
A che punto sono i principali progetti in corso:
Stadio della Roma a Pietralata. Approvato nel maggio 2023 l'interesse pubblico da parte del Comune di Roma manca ancora il progetto definitivo. La tempistica immaginata prevede l'apertura nel 2027 ma conoscendo i tempi della Capitale sarà un miracolo averlo per il 2030.
Stadio Partenio di Avellino. Dopo quasi 5 anni di stop and go, siamo al rush finale per il progetto definitivo. Poi c'è tutta la procedura da seguire per l'assegnazione dell'appalto. Anche qui la tempistica tra ideazione ed esecuzione non è inferiore ai 7-9 anni.
Stadio Jacovone di Taranto. "Sarà una moderna Agorà" sosteneva Zavanella nel 2021 ma ad oggi, l'opera da 46 milioni di euro complessivi, prevede l'apertura del cantiere a fine 2025 e il fine lavori nel 2027.
Stadio Renato Dall'Ara di Bologna. Quasi otto anni sono trascorsi da quando il Bologna Football Club ed il Comune decisero che lo stadio Renato Dall'Ara doveva essere ristrutturato. Ad oggi il progetto da 170 milioni complessivi dovrebbe vedere l'apertura del cantiere nel 2024 e la consegna nel 2027. Nel frattempo, è stata messa a gara la lavorazione dello "Stadio Provvisorio", quello dove giocheranno i rossoblù dal 2024 al 2027.
Stadio Picco di Spezia. I lavori sono stati affidati nel 2021 alla GauArena con l'obiettivo di chiudere tutto nel 2024. Al momento siamo al rendering del progetto e alla corsa contro il tempo per ammodernare almeno la tribuna entro la stagione che sta per iniziare.
L'INTERVENTO RICHIESTO AL COMUNE DI PERUGIA E IL RISCHIO DI DANNO ERARIALE
L'argomento più spinoso riguarda l'impegno chiesto al comune di Perugia dagli investitori di Arena Curi s.r.l. Quest'ultimo dovrebbe rinunciare alla proprietà del terreno dell'area di Pian di Massiano, su cui sarà eretto il nuovo stadio, rinunciando ad un valore del solo terreno di svariati milioni di euro. Inoltre dovrebbe rinunciare alla proprietà dell'attuale stadio Renato Curi e permetterne l'abbattimento,  dopo che solo pochi mesi fa ha speso circa un milione e cinquecentomila euro, per la rimessa in pristino della Curva Nord. Lo stadio Renato Curi, pur con tutte le magagne dovute alla sua vetustà, è una struttura che  ha comunque un valore notevole ed abbatterlo semplicemente perdendone la proprietà, rischia di diventare un vero e proprio boomerang per l'amministrazione che ad oggi è stata molto prudente, in maniera estremamente saggia. L'intervento del comune di Perugia non finisce qui. Infatti Arena Curi s.r.l. chiederebbe anche un contributo finanziario pari a 12 milioni di euro a fondo perduto, oltre che il pagamento di un affitto di 250mila euro, per 30 anni, per l'utilizzo della sede dei Vigili Urbani che verrà creata nell'area interessata di Pian di Massiano.
Ricapitolando al Comune di Perugia viene chiesto di cedere gratuitamente lo sfruttamento dell'area, di rinunciare alla proprietà del vecchio Renato Curi che verrà abbattuto, di dare un contributo al progetto di circa 12 milioni di euro e di pagare un affitto di 7 milioni e mezzo di euro in 30 anni per lo sfruttamento dell'immobile destinato a sede dei vigili urbani. Insomma si chiede al comune e quindi ai perugini un contributo che tra tutte le voci, ci porta quasi ad una trentina di milioni di euro di valore.
Il rischio di un danno erariale, ovvero quel  danno di cui dà notizia la Corte dei Conti che non emerge solo a fronte di una condotta "contra ius", ma può riscontrarsi anche nel momento in cui ci si trovi di fronte ad una condotta che causa dispendio o  perdita di pubbliche risorse, è un rischio davvero reale.  Non credo che nessuno voglia avventurarsi verso una strada stracolma di chiodi.
IL PRIMO RISCHIO DA EVITARE. RESTARE SENZA STADIO A PERUGIA PER MOLTI ANNI.
Un rischio enorme è quello di spezzare il cordone ombelicale che lega il Perugia, alla sua città ed ai suoi tifosi. Infatti non appena dovessero partire tali lavori, il vecchio Renato Curi dovrebbe essere abbattuto. Per il Perugia si prospetta un triste peregrinare, verso altri stadi, per un periodo sicuramente non breve. Si parla dello stadio di Gubbio ma anche questo a quanto si legge non è propriamente perfetto, tanto che anche il Presidente dei rossoblu, Sauro Notari ha attaccato e sollecitato il proprio comune ad intervenire e a mettere a posto le mancanze del piccolo stadio Pietro Barbetti. Il grandissimo rischio è che qualora i lavori si dovessero bloccare per un qualche motivo ed in Italia non sarebbe la prima volta, Perugia ed il Perugia non avrebbero più il proprio stadio cittadino, un danno incalcolabile per la squadra e la città. Chi tra i nostri amministratori si vuole assumere un rischio simile?
IL SECONDO RISCHIO DA EVITARE. TOGLIERE ALLA SQUADRA DI CALCIO LA POSSIBILITA' DI AVERE INTROITI DALLO STADIO.
Quello che anche tanti tifosi del Perugia, sembrano non capire è che assegnare la proprietà di uno stadio ad un soggetto privato che nulla ha a che fare con la squadra di calcio e per la quale non mostra neppure un minimo interesse, altro non è che togliere la possibilità alla città ed alla squadra di attirare investitori importanti che proprio dallo sfruttamento dello stadio, trarrebbero profitti da reinvestire sull'attività sportiva. Saremmo il primo impianto del mondo in cui la squadra di calcio è ospite di un altro soggetto privato, in quella che dovrebbe essere la sua stessa casa. Pensate ad un investitore che volesse acquisire il Perugia e pensate a questo stesso investitore costretto a mercanteggiare con i proprietari gli spazi e le iniziative nel proprio stadio. Addirittura la cosa più assurda e vergognosa di tale progetto è che il Perugia, sarebbe costretto dopo alcuni anni di franchigia a pagare un affitto ai proprietari e quindi lo stadio da possibile fonte di guadagno per la società, diventerebbe una spesa da sostenere. Una follia solo pensarlo ed infatti non succede in nessuna parte del mondo.
IL TERZO RISCHIO DA EVITARE.  GLI EVENTI SONO IL CORE BUSINESS DEL PROGETTO ED IL CALCIO ED IL PERUGIA DIVENTERANNO QUASI UN FASTIDIO.
Una cosa è assolutamente certa ed è quella che se questi signori potessero fare a meno di avere una squadra di calcio tra le scatole sarebbero in qualche maniera più soddisfatti. IL P.E.F. (Piano Economico Finanziario) presentato sostiene che dovrebbero essere incassati circa 11 milioni all'anno e che di questi 11 milioni, 10 deriverebbero dagli eventi gestiti dalla agenzia ASM Global. Ora ferma restando l'aleatorietà inevitabile, quando si parla di stime presunte è evidente che se i ricavi arrivano quasi totalmente degli eventi, domandiamoci quale sarà l'elemento trainante di tutto il progetto. La risposta è semplice, saranno gli eventi ed il calcio sarà destinato a restare nell'angolino con magari una maggiore tranquillità, se la squadra restasse nelle categorie inferiori, limitando al massimo il fastidio al "business" vero e proprio che deve portare incassi nelle casse e nelle tasche degli investitori.
Un ultima riflessione, si parla di incassi per 11 milioni l'anno. Fermo restando l'aleatorietà del conteggio, come dicevamo prima, immaginate se questi introiti finissero nel bilancio della nostra squadra di calcio. Ecco che cosa stiamo togliendo al Perugia calcio.
I COSTI PER IL COMUNE DI PERUGIA PER RIMETTERE IN PRISTINO LO STADIO CURI.
Parlavamo poco sopra dei costi quasi da rischio di danno erariale che vengono richiesti al comune di Perugia. Quali sono invece i costi per una rimessa in pristino dell'attuale stadio Renato Curi? Il comune e di questo gli va dato atto, ha per la prima volta in tanti anni messo le mani ad una struttura che anno dopo anno, mostra sempre più evidenti i segnali del tempo. La Curva Nord è stata resa agibile con una spesa di circa un milione e mezzo di euro. Il cosiddetto "sentiero Ascoli" potrebbe permettere in pochi anni di rimettere a nuovo l'intera struttura, avendo parecchi vantaggi.
Il primo e più importante sarebbe che con un investimento da parte del comune assolutamente più basso, la città non perderebbe la proprietà del proprio stadio. Per capire l'investimento complessivo richiesto, si parla di circa 8 milioni e mezzo di euro, escluso le eventuali coperture. Infatti a fronte di una curva sud, ripristinabile con una spesa di un milione e mezzo, analoga a quella sostenuta per la nord, per gradinata e tribuna ne occorrerebbero circa 7 da dividere per i due settori.
Il secondo è che la squadra ed i suoi tifosi non sarebbero costretti a peregrinare in giro per l'Italia, anche mentre si fanno i lavori di ripristino.
Il terzo è che gli investimenti potrebbero essere spalmati in più anni, come ad Ascoli, senza pesare troppo sulle casse comunali.
Il quarto è che lo Stadio Renato Curi è sin dalle sue origini uno stadio modulare e quindi laddove si vogliano fare lavori, inserendo magari palestre, sedi municipali o altre attività, questo si potrà fare negli anni senza sconvolgere neppure l'area di Pian di Massiano e le strutture commerciali che attorno a questa gravitano e che si troverebbero a fare i conti con altre attività, con altri centri commerciali, in un area già satura da questo punto di vista.
In conclusione non ci sembra di vedere in questo progetto un'opportunità né per la città di Perugia, né tantomeno per il Perugia; per la città di Perugia  costretta a contribuire in maniera massiccia, quando tante priorità a partire dalle strade ed ai servizi, richiederebbero investimenti importanti. Per la squadra del Perugia  che sarebbe spossessata da possibili fonti di introito e di guadagno, trovandosi praticamente ospite a casa sua"
Stefano De Francesco – Giovanni Cardarello
Solo chi attraversa il deserto, raggiunge l'oasi

Marco Perugia

"SENZA DIMENTICARE PERO' CHE A PERUGIA SERVE UNO STADIO"

Aggiungo solo che:
- 8 o 9 mesi per dire no sono troppi;
- ora il comune mettesse mano immediatamente al Curi per renderlo almeno decente all'accogliere persone nel 2023.

grifogatto

Finalmente un po' di chiarezza.
Bene ha fatto il comune ma comunque tardi: visti i soldi ed il tempo investiti nel rifacimento parziale non si capisce perché ci abbiano messo così tanto a pronunciarsi

Marco Casavecchia

#3
Credo sia dipeso anche dalle integrazioni di documentazione richieste alla Soc. Arena Curi. Comunque, tempo fa (un paio di mesi) ebbi un colloquio confidenziale con un esponente della Giunta comunale. Che le cose non fossero ben chiare e definite sembrava palese, ma c'era chi spingeva per la realizzazione di quest'opera faraonica e che nulla sembrava avesse a che fare col calcio. Un'arena per eventi e spettacoli che poco avevano a spartire con il Perugia e il campionato di calcio. Lo dimostra il fatto che nel piano presentato alla Giunta si parlava di ipotetici 10 milioni di ricavi annui dall'utilizzo dell'Arena. Insomma, per me, alla fine ha prevalso il buon senso ed avventurarsi in una spesa che avrebbe toccato i 100 milioni di euro se non oltre con il Perugia e il Comune a pagare anche affitti e contributi vari (si parla di 11/12 milioni più un affitto di 250mila euro per 30 anni per il posto di Polizia, la rinuncia al Curi e al terreno su cui sorge) con il Perugia calcio estromesso dalla gestione della Società e che si sarebbe dovuto accollare, dopo un periodo di franchigia, anche l'affitto del campo. Così sembrerebbe ... nel qual caso bene ha fatto il Comune a non impegnarsi e non dichiarare interesse alla cosa
Solo chi attraversa il deserto, raggiunge l'oasi

Marco Perugia

Non sò se ha fatto bene il Comune. Sono scelte,sono lì per questo è verranno giudicati per quello che fanno.
Resta il fatto che bisogna intervenire e continuare a buttare soldi per riattoppare una struttura vecchia non mi sembra una gran mossa. ...

grifogatto

Il primo segnale avrebbe però dovuto provenire dalla società e dalla sua politica. Che non è stata un politica tesa a creare il progetto di una squadra competitiva attraverso una strategia di lungo momento. Non si è mai data continuità ma tutto è sempre stato fatto all'insegna dell'improvvisazione e del risparmio a tutti i costi, svendendo per di più alla prima occasione quei giovani che erano emersi, anziché su di loro costruire un progetto per il futuro.
Destinati alla retrocessione, che ce ne faremmo ora di un progetto faraonico in serie C ? Bisogna ricostruire dalle macerie: dello stadio ne riparleremo quando ci sarà qualcuno che sarà capace di riportare la gente al Curi con la qualità e con un più sincero attaccamento alla maglia, alla storia, alla città ed ai suoi tifosi.
 ;D   :P 

Marco Perugia

No. Stavolta il progetto nonprogetto non è così rilevante.
Qui stiano parlando di una cosa che va oltre la società di turno.
Anzi un qualcosa che potrebbe aiutare la società di turno.
Poi se questa tipologia non era giusta ok ma si provveda diversamente a sanare un problema della città.
E di soldi il comune ne butta via molti in cose molto meno importanti dello stadio e sullo stadio stesso ne spende tanti senza risolvere in maniera decisiva

grifogatto

Non credo, perché questa società non ha appeal e nel tempo si è inimicata tutti.
Non è su questa base che si può ragionare per mettere le basi di grandi investimenti.

stefano suprani

È un progetto che avrebbe messo in defoult le casse comunali e pertanto è stato bocciato da questa giunta come sarebbe stato bocciato da qualsiasi altro amministratore di buon senso. Noi per ora non abbiamo bisogno di alberghi, negozi, chiese e uffici, ma di una società seria che voglia fare calcio,  si parte da lì.