domani sera ore 18......come trasformare il calcio in una playstation ad uso tv
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CitazioneEra il 30 ottobre del 1977. Come da tanto tempo ormai, muniti di abbonamento, sottoscritto a rate grazie ad un amico che lavorava alla Perugina, con la fidanzata al seguito (ora Sig.ra Grifagna, come scherzosamente viene indicata mia moglie, dagli amici più cari), ci recammo allo stadio Pian di Massiano, alla buonora, verso le undici circa. La partita si sarebbe giocata alle quattordici e trenta, ma per trovare un posto a quei tempi, soprattutto in curva, dovevi litigare centimetri di spazio con tutti. Meglio quindi andare giù per tempo. Già il tempo! Uno schifo di giornata che solo quelle del Diluvio Universale potevano gareggiare in quanto ad acqua buttata giù. Pareva che il Buon Dio si fosse dimenticato le cateratte del cielo aperte. Ma nulla poteva fermare l'incredibile voglia di veder di nuovo il piccolo "Golia" combattere ed incutere paura alla nobile Signora, nella quale spiccavano, tra gli altri, i nomi di Zoff, Gentile, Tardelli, Bettega, Scirea, Benetti e Boninsegna. Un undici da far paura, ma non certo al Grifo che, allora, in casa, ne lasciava poche a chiunque. Armati di tanto coraggio, visto il tempo, muniti di impermeabili, stile pescatore d'altura, con tanta voglia di calcio, al pari degli altri 29.999 che accorsero quel giorno allo stadio, con la spensieratezza dei 20 anni o poco più, ci mettemmo in marcia, a bordo della "cinquecento" di famiglia (allora vera e propria utilitaria), con dentro stipati, simil - sardine, altri tre amici, per raggiungere lo stadio. O meglio per arrivare vicino allo stadio, nella speranza di trovare un posto per lasciare l'auto, nella speranza poi, di ritrovarla, a fine partita tra le mille e mille parcheggiate in ogni dove, persino sopra i greppi, per dirla alla perugina. Dopo la solita lunghissima fila per entrare in curva (niente tornelli e doppi controlli, ma le file ci sono sempre state, per ovvi motivi, a quel tempo), finalmente un paio di posti conquistati a spintoni, dopo la decisione che sarebbe stato inutile tentare di vedere la partita tutti insieme, ci separammo, con la solenne promessa di rincontrarsi in seguito per andare a festeggiare la vittoria sulla quale saremmo stati pronti a giocarci molto. Quasi tre ore di pioggia torrenziale, fitta, fredda, odiosa, al punto che nemmeno uno scafandro le avrebbe impedito di insinuarsi giù per il collo, fino alle ossa, attraverso non si sa quali pertugi e fessure di quella che credevamo fosse una barriera impenetrabile. Le mani bagnate, a stento riuscivano a trovare un po' di riparo da quel tormento, nemmeno il fazzoletto, ormai zuppo d'acqua poteva darci un po' di aiuto nell'asciugarci il viso. L'abbonamento era un blocchetto di fogli con stampigliato il nome della squadra avversaria; ne veniva staccata una parte all'ingresso, quasi fosse una margherita dalla quale strappare un petalo alla volta, fino all'ultimo, con l'ultima partita a regalarci la gioia di un ricordo: un altro campionato di serie A. Un'altra battaglia vinta. Quella del piccolo Golia, ed un altro cimelio da custodire nel cassetto. Maledetto quel giorno! Dopo un tempo di un calcio giocato in un mare d'acqua, le squadre fecero il loro ritorno in campo ... pochi calci, pochi minuti ... una rimessa laterale ... e Renato, in mezzo al campo, cade ... "Ma che è stato?", "Un crampo?" ... "Una botta?", "Ma tu hai visto niente?", "No ... io no, e tu?" ... Silenzio, l'angoscia salì presto alla gola ... tutti capimmo che c'era qualcosa di strano nell'aria. Lo capimmo dai gesti di chi accorse intorno al piccolo "Gerd" ... mani nei capelli. Agitazione di tutti. Corsa negli spogliatoi. Via vai ... dentro e fuori dal tunnel ... Non era un semplice infortunio. Lo sapemmo di lì a poco. Lacrime e disperazione. Piangemmo come mai ci capitava da anni, forse da piccoli quando cadendo ci si sbucciava un ginocchio o magari per un giocattolo rotto. Invece piangemmo a dirotto ... seduti su una seggiola tornati a casa, tenendo stretto in mano un abbonamento fradicio e non solo di pioggia. Addio piccolo "Gerd". Il Curi sarebbe stato meglio non si fosse mai chiamato così.
di Marco Casavecchia
Citazione"Santopadre prese in giro il Comune di Perugia per lo stadio: voleva solo la proroga della vantaggiosa convenzione..."
CitazioneDalle pagine de La Nazione, l'ex assessore comunale vuota il sacco.... «Dopo una brutta riunione a settembre 2018, l'ultima alla quale partecipai, il vicepresidente del Perugia Calcio, Stefano Cruciani ci disse che era saltato tutto un'altra volta: Santopadre ci aveva ancora ripensato. O forse, più semplicemente, ci aveva preso in giro per tre anni, realmente interessato solo alla proroga di una convenzione sullo stadio per lui molto vantaggiosa...». A raccontare il dietro le quinte di quanto accadde sulla trattativa tra Comune e Ac Perugia Calcio in merito alla realizzazione del Nuovo Curi, è l'allora assessore comunale ai Lavori pubblici, Francesco Calabrese. In un post su facebook difende l'operato dell'attuale amministrazione e dell'assessore allo Sport, Clara Pastorelli. E racconta cosa accadde in quei giorni. «Nel programma elettorale del 2014 scrivemmo che avremmo raggiunto l'obiettivo di rifare lo stadio cedendo l'impianto comunale alla società – spiega Calabrese –. A costo zero lo si capiva almeno tra le righe, d'altronde è impianto che serve solo alla società di calcio professionistica, non aveva e non ha alcun senso che sia di proprietà comunale». L'ex assessore racconta come da intermediario per far sì che le parti si incontrassero fu Marco Baglioni, figlio di Mario Silla, assessore allo Sport ai tempi della realizzazione del Curi (1975). «Dovrei raccontare due anni di faticosissime trattative – continua – , un infinito tira e molla, da impianto ceduto in proprietà a zero euro, che doveva essere già molto allettante, eravamo passati a 100, poi 200, poi 300, poi 400 e infine a 500mila euro annui di partecipazione comunale alla spesa e mutuo per l'integrale e bel rifacimento dello stadio, con anche fideiussione comunale su tutto l'importo dei lavori. Ricordo ancora una riunione al Credito Sportivo – prosegue – a Roma e le parole di Andrea Abodi che di finanza ne sa e conosce bene la realtà delle società calcistiche: invitava Santopadre, che ancora nicchiava, a non esagerare con la prudenza, certamente dovuta nel calcio, lui lo sapeva bene, ma i numeri ormai tornavano, con quell'impegno comunale». E poi? «Uscimmo da quella riunione con idee chiare e impegni ormai precisi, così sembrava – conclude – . Qualche giorno dopo, una riunione operativa nella sede del Perugia poi, al Battibecco a cena, con tanto di brindisi per l'accordo ormai chiuso. Era inizio estate 2018, con l'idea di poter giocare a cantieri aperti e con anche la carta di riserva della stadio di Ascoli. Poi quell'estate è trascorsa, ma del Pef e del progetto preliminare, i due documenti che dove comporre la società per far partire tutto, nessuna notizia...».
CitazioneDoppietta McLaren nel Gran Premio d'Italia a Monza. Sotto la bandiera a scacchi sventolata dall'olimpionico azzurro Marcell Jacobs vince Daniel Ricciardo davanti al compagno di scuderia Lando Norris e alla Mercedes di Valtteri Bottas.
Quarta la Ferrari di Charles Leclerc e sesta l'altra Rossa di Carlos Sainz. Daniel Ricciardo era stato subito in testa.
Quinto posto nel Gran Premio d'Italia a Monza per la Red Bull Sergio Perez, terzo al traguardo, ma penalizzato di cinque secondi per non aver restituito la posizione a Leclerc. Settima la Aston Martin di Lance Stroll davanti alla Alpine Renault di Fernando Alonso e alla Williams di Geroge Russell. Chiude la top ten Esteban Ocon. Tredicesima la Alfa Romeo di Antonio Giovinazzi e quindicesima la Haas di Mick Schumacher.
Colpo di scena al 26/o giro del Gran Premio d'Italia a Monza. I due sfidanti per il titolo, Max Verstappen e Lewis Hamilton si son speronati in curva a vicenda finendo entrambi sulla ghiaia con la Red Bull dell'olandese sopra alla Mercedes del campione del mondo salvo per miracolo grazie al nuovo sistema di protezione del cupolino detto Halo. Entrambi sono fuori gara.Il clamoroso incidente tra Verstappen e Hamilton alla prima variante del circuito di Monza sarà investigato dai commissari al termine del Gran Premio d'Italia. La Red Bull dell'olandese ha preso un cordolo volando sopra la Mercedes dell'inglese illeso grazie all'halo, la protezione per il posto guida dei piloti introdotta dalla Fia 4 anni fa dopo l'incidente mortale di Jules Bianchi nel Gran Premio del Giappone 2014.
Lewis Hamilton accusa Max Verstappen di aver causato un incidente "in maniera opportunistica". "Io ho lasciato spazio - dice Hamilton dopo il Gran Premio di Monza -, lui evidentemente ha perso il controllo e mi è volato addosso. E' stato opportunistico, sapeva che ci saremmo scontrati così. Ora ho un forte dolore al collo".
Pericoloso testacoda nelle prime curve di Antonio Giovinazzi.

