Autore Topic: 14 luglio ...1789  (Letto 1317 volte)

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questo topic.

Offline Saint Just

  • Amministratore
  • Grifone
  • *****
  • Data di registrazione: Ott 2013
  • Post: 1714
  • Liberté, Égalité, Fraternité
    • PERUGIANELCUORE.it
14 luglio ...1789
« il: Lunedì 14 Luglio 2014, 20:38 »
Con la presa della Bastiglia si da inizio storicamente all'inizio della Rivoluzione francese, che porterà alla proclamazione della Repubblica e della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Tra i protagonisti dell'epoca, sponda giacobina, Robespierre, Marat e ...Saint Just  ::)
nella buona e nella cattiva sorte la bandiera del Grifo non si ammaina mai

Offline Saint Just

  • Amministratore
  • Grifone
  • *****
  • Data di registrazione: Ott 2013
  • Post: 1714
  • Liberté, Égalité, Fraternité
    • PERUGIANELCUORE.it
Re:14 luglio ...1789
« Risposta #1 il: Mercoledì 16 Luglio 2014, 21:51 »
Il cuore di Saint-Just
"Come è stato detto, c'è effettivamente
qualcosa di indomabile nello spirito
umano, ma non è vero, come sosteneva
Henry Miller, che il cuore umano non si
spezza, perché anch'esso ha il suo
punto di rottura. Il cuore umano si
spezza perché anch'esso ha il suo punto
di rottura. Davanti allo scherno si spezzò
anche il cuore di Gesù. Solo il cuore di
Saint-Just solo il cuore di questo
intrepido ragazzo non si è spezzato.
Davanti alla morte Saint-Just dimostrò
un'assolita disumana indifferenza, Gesù
sul Golgota ebbe uno spasimo di paura,
e si sentì il suo grido d'angoscia salire al
cielo. Saint-Just, davanti alla morte, non
ebbe un momento di debolezza. Passò
la notte precedente l'esecuzione
assistendo Robespierre, che al momento
dell'arresto s'era sparato al viso, poi
quando venne il momento salì le scale
del patibolo come se andasse a una
festa. Da dove gli veniva tanta forza?
Parecchi muoiono, dice Milan Kundera,
senza sapere di aver vissuto, Saint-Just
sapeva di aver vissuto. Era dunque sazio
della vita? Si può essere sazi della vita a
25 anni? L'uomo è geneticamente
programmato per temere la morte,
perchè Saint-Just non la temette? Che
cosa aveva capito?Che rivelazione
aveva avuto? L'agrimensore del
"Castello" di Kafka dice che la vita "è
misteriosa e inconoscibile": Saint-Just
era forse riuscito a penetrare questo
mistero? Joseph K. s'era posto tutte
queste domande anni addietro, sulla
tomba di Saint-Just, nel cimitero di
Erranci. Era un pomeriggio di fine
settembre, il verde dei cipressi era
ancora vivo e brillante sebbene
apparisse punteggiato, qua e là, dalla
gialla promessa dell'autunno. Il figlio del
vecchio custode, che aveva preso il
posto del padre, gli disse della visita di
Arthur Koestler, subito dopo la guerra.
"l'ho visto piangere, proprio come sta
facendo lei ora..." La morte di Saint-Just
era stata una tragedia dell'intelligenza,
meritava certo un po' di commozione.
Anche perché il ragazzo avrebbe potuto
salvarsi. Perché dunque rifiutò la vita? K.
continuò a chiederselo a lungo, ma
senza riuscire a darsi una risposta. Il suo
non fu che il vano tentativo di afferrare
brandelli di luce nel pieno di un grande
buio. Benjamin Constant dice che vi
sono pesi troppo grandi per le spalle di
certi uomini. K. rientrava in questa
categoria. La sua compagna se n'era
andata in un'alba straziante, come
l'avrebbe definita Rimbaud, dopo avergli
ricordato il cimitero di campagna e dopo
essersi fatta promettere che lui l'avrebbe
seguita. Il loro era stato un amore
tristanico, l'amore della rondine e del
Principe Felice. Il vuoto in cui K. si venne
a trovare produsse su di lui uno strano
fenomeno. Come nella "Metamorfosi" di
Kafka, egli si addormentò una sera con
sembianze umane e si svegliò il mattino
successivo tramutato in un insetto. Certe
cose cominciarono a sfuggire al suo
controllo. Arrivò fatalmente il momento in
cui lui capì che come Ivan Karamazon,
stava vivendo a dispetto della logica.
Decise di farla finita. In che modo? Bruto
non ebbe il coraggio di piantarsi una
lama in petto e diede questo incarico a
un suo servo. A K. mancava sia il
coraggio sia il servo. Però aveva avviato
un certo meccanismo e decise di inserire
il suo disegno in questo meccanismo. Il
momento arrivò in una giornata di sole.
Come dice Stephen Dedalus, le giornate
di sole sono le migliori per morire. Dice
Bousset: "E' eretico chi ha delle idee
personali". Gesù è l'archetipo
dell'eretico. Qualcuno lo definisce un
operaio del legno poco istruito. Non poco
istruito, precisamente poco libresco. In
effetti gli è ignota la cultura greca, gli è
ignota la cultura romana, ma lui non ne
soffre, e, al contrario, lascia capire di
essere orgoglioso di non appartenere a
quella che Adam Smith bollerà come "la
sterile categoria degli uomini di lettere".
Come primo fondatore del primo
movimento anti - intellettualistico della
storia, egli non sostiene, come Mirabeau,
che l'ignoranza è la causa di tutti i mali,
ma che l'aridità di cuore è la causa di
tutti i mali. Per lui l'amore non è un
sentimento, ma un dovere, un postulato
sociale. Ma altre cose, ad onor del vero,
lo separano da Mirabeau. Mirabeau
divide l'umanità in cittadini attivi e
cittadini passivi. I cittadini attivi sono i
ricchi, i cittadini passivi sono i poveri.
Anticipando Robespierre, secondo il
quale il problema non consiste nel
proscrivere la ricchezza, ma nell'onorare
la povertà, Gesù parifica i ricchi e i
poveri, attribuendo alla povertà un valore
etico, e denunciando con ciò stesso la
fecondità contronatura del denaro,
nonché l'utilitarismo materialistico,
cardine della cultura di quel tempo (ma
non solo di quel tempo). I poveri sono la
potenza della terra, afferma con parole
che sembrano riecheggiate da
Saint-Just. Nel "Che fare" il nichilista
Cernisevskij scrive: "L'uomo che ama
ardentemente la bontà non può che
essere un mostro malinconico". E'
evidente che Gesù è un mostro
malinconico. Ma è anche evidente che è
un sognatore, e, come tutti i sognatori, è
un uomo segnato, è un uomo
condannato in partenza. La vile razza
degli uomini, secondo le parole di
Renan, non lo meritava, e la sua morte
non stabilisce la nascita del
cristianesimo, ma al contrario ne
annuncia la fine. Dice Robespierre:
"Qualcuno vuol fare la rivoluzione senza
fare la rivoluzione."

http://www.beppegrillo.it/magazine/archivio/lasettimana2014-07-13.pdf
nella buona e nella cattiva sorte la bandiera del Grifo non si ammaina mai