Autore Topic: La Colautti's Band  (Letto 2617 volte)

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Offline Saint Just

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La Colautti's Band
« il: Giovedì 24 Ottobre 2013, 19:06 »
COLAUTTI
I PROTAGONISTI
Pietro Aggradi, il direttore sportivo. Giunge a Perugia dopo che la Società confermò l'allenatore Mario Colautti (cosa questa, tentata con scarsa fortuna da un tristemente noto leocrinito presidente sulle gesta del quale preferiamo sorvolare per non riaprire(rci) dolorose ferite inferteci da una fiducia mal riposta). Nonostante tutto l'insolita scelta pagò e l'accoppiata funzionò egregiamente. Manager stimato ed apprezzato da tutti, profondo conoscitore della struttura calcistica e delle stanze "che contano" come pochi, mise al servizio del Perugia tutto il suo sapere calcistico e la sua esperienza esordì in conferenza stampa con questa frase: - Non ci chiedete nulla su chi acquisteremo, quale squadra intendiamo comporre. Io e Colautti lavoreremo per vincere questo campionato, nel quale ognuno deve fare la propria parte: i dirigenti quella dei dirigenti, la stampa quella di criticare ed esaltare le cose negative e quelle positive; i tifosi di sostenerci sempre e di avere pazienza se il cammino dovesse essere subito in salita -. Ma Aggradi sapeva il fatto suo e sapeva anche che ognuna delle componenti avrebbe rispettato il proprio ruolo. Fu questo il suo punto di forza, ed ebbe ragione.
Mario Colautti, il tecnico. Per noi è stato e resta uno dei migliori "mister" che abbia allenato il Perugia. Non sappiamo ancora spiegarci perché la sua carriera di allenatore del Grifo non ebbe una durata più lunga di quella che, secondo noi, meritasse. Discepolo di Mazzone e Boskov, amava ricordare che da loro aveva appreso un concetto fondamentale (ripreso crediamo anche da Battistini quest'anno) e cioè: - Inventare nel calcio è rischioso perché i dirigenti ed i tifosi non hanno pazienza, vogliono vincere subito – Sapeva che piazza fosse Perugia (fin da sempre esigente e criticona). Del resto una volta affermò: - Sapevo di trovare una piazza molto difficile. Ma onestamente non potevo rifiutare una occasione come questa in una società che ha mantenuto strutture, attrezzature e una mentalità organizzativa di alto livello professionistico. Inoltre sono diventato subito simpatico ai tifosi che mi hanno accettato (nonostante sembrasse un po' musone, ma solo in apparenza, il Colautti che abbiamo conosciuto era ed è, persona seria e tecnico meticoloso e preparato. Un grande lavoratore). Fece giocare il suo Perugia con una specie di zona mista, con il libero che partecipava alle azioni della squadra (una sorta di regista difensivo) ed i difensori centrali in linea con gli esterni. Certo in quel Perugia a centrocampo giocarono: Di Livio, Manfrin, Conforto, Pivotto, Valentini ed i fratelli Perugini. Gente niente male per quel Grifo in C2. Colautti, uomo corretto ed intransigente, sapeva che "vincere" significava impegno, attaccamento ai colori sociali, massima disponibilità e sacrificio. Un "sergente di ferro", come si diceva allora, ma il suo Perugia finì per essere un rullo compressore e non ci fu "trippa per gatti" per nessuno (tranne che per il Casarano che ci fece soffrire fino all'ultima giornata per aggiudicarci il titolo di vincente del girone).
 
I PROTAGONISTI IN CAMPO
LA DIFESA
Nella prima giornata di campionato, disputata contro il Bisceglie, Colautti schierò la seguente formazione: Vinti, Nofri, Gori, Bia, Bettinelli, Conforto, Di Livio, Benedetti, Pagliari, Mnafrin, Ravanelli. Per quasi tutto il campionato la difesa fu schierata con questi uomini: Vinti, in porta; terzini: Nofri, a destra e Gori, a sinistra; centrali (o meglio, libero e stopper) Bia e Bettinelli. Nel corso della stagione furono anche impiegati, occasionalmente, Pivotto, Valentini e Stefano Perugini, come terzini, mentre nel ruolo di centrali: Franceschini e lo stesso Benedetti, a causa l'infortunio di Bia. Benedetti, nel campionato precedente, aveva già ricoperto il ruolo di libero.
Graziano Vinti: l'uomo ragno
Al suo primo intero campionato da professionista (per lui l'anno precedente solo 15 presenze), Vinti si dimostrò subito un portiere sicuro ed affidabile. Se il Perugia incassò solo 16 gol, il merito fu anche il suo, oltre che di una difesa ben registrata. Grazie ai consigli di Colautti e del compianto Mancini, fece registrare ottimi successi e divenne un punto fermo di quella squadra dei record. Di quell'anno lui stesso incoronò quale miglior partita quella disputata a Martinafranca, con due parate, la prima su un tiro da lontano e la seconda su un tiro visto solo all'ultimo momento. Bravo sia tra i pali che nelle uscite, di lui ci ricordiamo la sicurezza che dava a tutta la difesa, con i suoi interventi in presa alta, spesso anche al limite dell'area di rigore, per "spiccare" anche le ragnatele più alte.
Nofri Fabrizio: terzino destro
Nato e cresciuto nelle giovanili del Perugia, disputò sia il campionato 86/87 sia quello successivo, ricoprendo il ruolo di terzino destro. Piede non del tutto educato (fu forse per questo che riuscì a segnare "quel" famoso gol alla Ternana), deciso e ruvido nei contrasti, costituiva una bella diga sulla fascia di competenza. Al termine del campionato disse di sé: - Riportare il Perugia in C1, invertire la marcia della discesa quasi verticale che la società aveva fatto, per me, che calcisticamente mi sono affermato con questa maglia biancorossa, rappresentava una specie di patto d'onore -. Parole di un perugino DOC.
Gori Marco: terzino sinistro
Toscanaccio di Firenze, giunto a Perugia dalla Rondinella C1, qualche anno prima, disputò qualche partita in B nello sciagurato campionato 85/86, fece qualche apparizione nel primo di C2, poi si appropriò stabilmente della fascia sinistra e nella stagione dei record, disputò 24 gare segnando un gol. Terzino con la propensione alla fuga sulla fascia, bel fisico e bella corsa. Al termine della stagione disse una cosa che abbiamo sentito ripetere recentemente da altri protagonisti: - C'è stata qualche difficoltà. All'inizio sembrava tutto più facile. Dopo la sconfitta di Casarano abbiamo fatto cerchio intorno a noi. Ci siamo ritrovati e da quel momento non abbiamo avuto più problemi -.
Bettinelli Damiano: stopper
Arrivò a Perugia provenendo dal Monopoli, dopo una già buona carriera in C1 anche in piazze importanti come Modena e Livorno. Disputò 33 incontri segando anche 4 gol, di cui due nelle prime due giornate, una nella "manita" allo Jesi, e l'ultima nel 4-0 al Galatina. Roccioso e forte di testa, il baffuto difensore, si rivelò un vero baluardo della difesa biancorossa. - Il merito di questi risultati non può attribuirsi ad un solo reparto ma bensì al perfetto sincronismo tra difesa, centrocampo ed attacco … Anche i quattro gol, primato personale, sono frutto del lavoro di preparazione durante la settimana e non è stato un caso -.
Bia Giovanni: il libero
A vent'anni, dopo un assaggio di campionato nella stagione precedente, partì titolare, dimostrandosi un eccellente giocatore. Dotato di piedi buoni e di un'ottima visione di gioco, costituì per certi versi una sorta di centrocampista aggiunto. Un libero stile Baresi. Pulito negli interventi e sicuro nonostante la giovane età. Purtroppo un brutto infortunio, subìto alla 25° a Ravenna sul finire dell'incontro, lo costrinse a disertare le ultime partite e la squadra ne risentì. Benedetti tornò a ricoprire il ruolo di libero e la squadra perse qualcosa a centrocampo, pagando un po' nel finale di campionato, la piccola rivoluzione tattica. Al termine del campionato festeggiò comunque la vittoria dedicandola ai suoi compagni, che gli sono stati vicini nel brutto momento dell'infortunio, alla favolosa Curva Nord e alla Città di Perugia, un ambiente definito "ideale" dove Bia, per sua ammissione, si trovò benissimo. È proprio vero che quando si vince, tutto diventa più bello, anche nei momenti più amari della vita.
IL CENTROCAMPO
Piedi buoni e corsa: le prerogative del centrocampo di quel Perugia, che poteva annoverare tra le sue fila: Maurizio Benedetti (un nome, una garanzia. Ndr), Franco Conforto, Angelo Di Livio, Silvano Pivotto, Tiziano Manfrin, Federico e Stefano Perugini, Carlo Valentini. La formazione tipo vedeva schierati: Di Livio, tornante a destra, Conforto, mediano, Benedetti,centrocampista a destra, e Manfrin, il classico numero 10, regista e rifinitore a sinistra. Diverse partite finirono per giocarle anche Pivotto e Valentini, sia da terzino di spinta che da mediano. Più raramente i due fratelli Perugini, che pure dettero il loro contributo alla vittoria finale. Benedetti Maurizio: centrocampista Approdò a Perugia l'anno precedente, proveniente da Prato dopo una lunga militanza sempre in C2. Centrocampista generoso ed affidabile, dai piedi buoni, giocò anche da libero, nella parte finale del campionato, al posto di Bia, tolto di mezzo da un brutto infortunio. - I segreti del nostro successo? La forza dello spogliatoio, la grinta dell'allenatore e il pubblico di Perugia – Che altro?
Conforto Franco: una vita da mediano Una vita in C, da Biella a Salerno. Polmoni, garretti: una diga a centrocampo. – Abbiamo vinto noi perché eravamo i più forti. Avevamo acquisito una mentalità vincente già con le ultime dieci partite dello scorso anno (quando arrivò Colautti). Il rafforzamento della squadra fatto in estate ha fatto il resto -.
Di Livio Angelo: un furetto imprendibile. Il soldatino tutto corsa e dribbling, dotato di una tecnica eccellente, che lo porterà addirittura in serie A, sapeva crossare alla perfezione ed era dotato di un buon tiro, anche se in quella stagione segnò solo tre gol. Sulla fascia era imprendibile, ma era capace di ripiegare in difesa per dare una mano ai compagni, sfruttando il passo breve e la sua agilità. Le sue doti lo portarono, l'anno successivo, in B a Padova, squadra alla quale fu ceduto nel mercato autunnale, nel 1989, e poi in A, voluto alla Juventus da Trapattoni. Coronò la sua carriera con il debutto, nel1995, in Nazionale, nella quel giocò fino ai mondiali di Corea del 2002.
Manfrin Tiziano: un pittore I latini avrebbero detto: nomen omen. Una lunga carriera in A e B, indossando, tra le altre, anche le maglie prestigiose di Inter, Milan e Genoa. Piedi buoni, fosforo e qualche gol, per gradire. La scelta di venire a Perugia, lasciando la B e la Sambenedettese, è stata ripagata dalla stima e dall'affetto che Perugia gli ha riservato. Scelta giusta, coronata dal successo finale. Per i suoi piedi passavano le geometrie ed il giuoco del Grifo di Colautti. Elementi fondamentali per la vittoria finale, secondo Manfrin: voglia di vincere, determinazione, voglia di allenarsi, la volontà e la concentrazione. In fondo, poca roba, diremmo!
Valentini Carlo: il jolly Inizialmente partito come riserva, ha finito per raggranellare una discreta quantità di presenze, giocando in molti ruoli: terzino, destro o sinistro indifferentemente, centrocampista o mediano. Un folignate alla corte del Perugia, che fece della sua adattabilità l'arma vincente. Al suo terzo anno da professionista in casacca biancorossa, segnò anche due gol, ma si fece apprezzare soprattutto per la serietà e lo spirito di sacrificio al servizio della squadra. Divenne una colonna del Perugia per diversi anni (fino al '91), per poi passare al Palermo dove ebbe la possibilità di giocare in serie B.
Pivotto Silvano: uomo di fatica Arrivato a Perugia con il mercato autunnale, disputò poche partite, soprattutto subentrando in occasione di squalifiche o infortuni. La sua esperienza maturata in anni di B a Campobasso, servì comunque alla squadra, poiché la vittoria finale è merito anche dei gregari. Utile nei cambi in corso di partita, fu utilizzato da Colautti spesso come terzino destro o mediano.
L'ATTACCO
Classe e potenza. I gol parlano per loro: Fabrizio Ravanelli e Giovanni Pagliari. Colautti si trovò per le mani un attacco giovane e ben assortito. La vera sorpresa fu sicuramente Fabrizio Ravanelli, mancino potente e preciso. Pagliari, dopo gli anni di B, ritornò e dette sicuramente un contributo importante grazie all'esperienza maturata. Terza punta fu Fabrizio Provitali che pur giocando, tra spezzoni e partite, 21 gare, non segnò nessuna rete.
Fabrizio Ravanelli: il primo "aeroplanino" Di Penna Bianca sappiamo tutto: della sua carriera, dei suoi gol e dei titoli che ha conquistato, una volta lasciata Perugia. Con i suoi 23 gol in 32 partite, ad appena vent'anni, fu un'arma micidiale per le sorti del Grifo. Segnava con regolarità, da tutte le posizioni ed era devastante, in progressione, per la sua potenza fisica. L'anno successivo in C1, segnò 13 gol, e su di lui posero subito gli occhi diverse squadre di categoria superiore: Avellino, Casertana, ma soprattutto la Reggiana in B, dove maturò l'esperienza che lo portò poi a Torino sponda Juve, all'età di 24 anni. Fu lui ad inventare un modo particolare di festeggiare il gol: maglietta sulla testa e volo ad areoplanino. I 23 gol di quell'anno non li ripeté più, ma sia in Italia, sia in Francia come nel Regno Unito, lasciò sempre il segno del suo passaggio.
Giovanni Pagliari: un furetto Non è mai stato un grande realizzatore, ma il suo modo di giocare apriva spazi e scombussolava le difese avversarie. Formidabile negli anni precedenti la coppia che formava con Moreno Morbiducci. In questa stagione, siglò solo otto reti in 32 partite, nella successiva in C1, disputò 18 partite segnando due gol. Le strade del Perugia e di Pagliari tornarono poi ad incrociarsi, con Giovanni in veste di allenatore, ma il risultato non fu quello sperato dal lui e dalle gente, sicuramente, in gran parte, non per suo demerito.
Fabrizio Provitali: a Perugia una meteora Come spesso accaduto anche nel recente passato, i giocatori transitati come meteore a Perugia, in altre squadre finiscono per "esplodere", cominciando a segnare con regolarità. Provitali non fece eccezione. A Perugia non timbrò mai il cartellino, un po' per sfortuna, un po' per precipitazione, come ammise lui al termine del campionato. Del resto il campionato Primavera disputato nella Roma al fianco di un certo Cappioli, era ben altra cosa che il rude campionato di C2, ma la stoffa doveva pur esserci se, l'anno successivo approdato al Cagliari in C1, contribuì con i sui gol alla ascesa dei sardi in due anni fino alla serie A. Pendolare tra la B e la C, disputò buone stagioni finendo per inanellare 167 partite in B con 50 gol segnati.
Record stagionali: maggior numero di punti: 51 su 34 gare (allora due punti a vittoria); miglior media inglese: 0; miglior attacco: 52 gol; miglior difesa: 16 gol subiti; miglior differenza reti: +36; minor numero di sconfitte: 3; maggior numero di successi esterni: 8; maggior numero di punti esterni: 22; minor numero di sconfitte interne: 0. Record assoluti: vittorie esterne: 8 I protagonisti di quella stagione: Benedetti, Bia, Carbonari (2° portiere), Conforto, Di Livio, Falasconi, Franceschini, Gori, Pivotto, Manfrin, Nofri, Pagliari, Perugini F., Perugini S., Provitali, Ravanelli, Vinti, Lo Garzo, Barboni, Sorbini, Paolo Colautti.
nella buona e nella cattiva sorte la bandiera del Grifo non si ammaina mai