Autore Topic: Calcio nostrano alla deriva ...  (Letto 1828 volte)

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Offline Marco Casavecchia

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Calcio nostrano alla deriva ...
« il: Domenica 29 Giugno 2014, 16:31 »
A qualche giorno di distanza dalla eliminazione della Nazionale italiana dai Mondiali di calcio, ci permettiamo alcune personali considerazioni sulla situazione del “mondo pallonaro” nostrano. Tra i motivi della debacle azzurra, mettiamo, su tutto, l’eccessivo ricorso alle prestazioni di giocatori stranieri, per giunta mediocri, alle quali le società di serie A sembrano non sappiano rinunciare. Con le squadre di primo livello farcite di stranieri in tutti i ruoli, soprattutto in quelli chiave, è evidente che i giocatori italiani non possano trovare spazio e fare esperienza né in campo nazionale né nelle competizioni europee e quindi, all’ombra di campioni stranieri, o presunti tali, i nostri giovani non crescono e possono solo restare a guardare gli altri giocare. Perfino le squadre primavera sono zeppe di giocatori extracomunitari, o comunque stranieri, acquistati per pochi euro con la speranza di veder lievitarne il valore, per poi ricavarne un lauto guadagno. Quindi tutto ruota intorno al dio quattrino, che è l’unico credo dei presidenti di A, di alcuni di B, e delle rispettive Leghe, i cui vertici sono interessati solo a riempire le casse delle società più potenti con i soldi delle TV e degli sponsor. Non si parla di vivai, di investimenti, del ritorno ad un po’ di sana autarchia calcistica, ma solo a guadagnare il più possibile, senza una programmazione ed una prospettiva di crescita. Dopo la quotazione delle società in borsa tutto l’unico interesse è far lievitare i titoli delle S.p.A ed incassare quanto più possibile, con avidità e senza idee, da sponsor, Tv e merchandising. Adesso, l’idea originale della Lega di A, dei Cellino, Galliani, Beretta, Lotito e compagnia bella, è quella di ridurre il numero delle squadre di A da 20 a 18, con la scusa di dare più spazio alla nazionale o far riposare le squadre impegnate nelle competizioni europee. Ridicolo, solo pensando al fatto che molte squadre, le solite poi, non sono attrezzate per fronteggiare le tedesche, le inglesi, le spagnole e le francesi, e che il selezionatore delle nazionale o l’allenatore, se preferite, ha una rosa di solo una cinquantina di nomi sui quali poter contare per formare la squadra azzurra. Abbiamo la netta sensazione che anche questa idea serva solo a ridurre il numero delle pretendenti alla spartizione della torta. Tesi e considerazioni sostenute da insigni esperti del calcio, quali Sconcerti, a Sky, e Di Paola, sul Corriere dello Sport, tanto per citare solo alcuni nomi. Se vogliamo risalire la china, sarà bene che si cominci a pensare ad una sana politica di valorizzazione dei vivai, a ripristinare il torneo delle riserve (una volta under 23), a ridurre il numero di acquisti di giocatori esteri, specie per le giovanili, a preparare i giovani calciatori in accademie con validi istruttori e scuole calcio adeguate, ad inserire anche gli under nelle formazioni maggiori in tutti i campionati e non solo nella C o nella B. Non è pensabile che Nazioni con 3, 4 al massimo 8 milioni di abitanti (Costa Rica, Uruguay, Olanda e Svizzera), o con una tradizione calcistica non al pari dell’Italia (Algeria, USA, Grecia, la stessa Svizzera) ottengano risultati migliori dei nostri ed esportino giocatori in tutto il mondo. Come fanno Algeria, Colombia, Svizzera, Olanda ad avere giocatori più in forma degli italiani, con tutti i medici, tecnici e preparatori strapagati al seguito della nazionale? Boh? E come fanno queste nazionali ad avere tanti giocatori di buon livello pur non avendo tanti campionati e tante squadre? Noi fuori come Inghilterra e Russia che al pari nostro comprano tanti stranieri, mentre la Spagna, comunque reduce da due trionfi, paga forse la fine di un ciclo ma ne ha già pronto un altro. In Spagna, tra l’altro, un Atletico Madrid, costruito bene con gli scarti degli altri, vince la Liga e arriva in finale Champion. Ciechi, sordi e ingordi: ecco in mano a chi è il nostro calcio. Se le “teste pensanti” non riformeranno il calcio in Italia, dalla base fino al vertice, la figuracce si sprecheranno a qualsiasi livello competitivo, in casa e all’estero. Parte della colpa va anche ai tifosi, almeno a quelli, allocchi, che aspettano i grandi colpi di mercato per sottoscrivere gli abbonamenti o nella speranza che qualche “nome” in campo sia la soluzione di tutti i mali. Ma in fondo a questi del buon calcio e della qualità dello spettacolo importa poco, interessa vincere. Sì, ma quando e a quale prezzo, se ogni anno poi falliscono società, non in grado di sostenere i sontuosi contratti e onorare gli impegni, magari accorgendosi di aver a libro paga brocchi e bufale?
« Ultima modifica: Domenica 29 Giugno 2014, 16:39 da Grifagno »