Autore Topic: Un posto importante  (Letto 1925 volte)

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Offline Saint Just

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Un posto importante
« il: Domenica 29 Dicembre 2013, 17:25 »
Mai nella vita accade quello che ti aspetti e se accade non è mai come l’avevi immaginato. Il passo più grande è sempre quello da compiere e la difficoltà maggiore è sempre quando il traguardo sembra troppo facile da raggiungere. Come quella volta, di ormai diversi anni fa, quando mi recai al “Curi” per una partita che doveva essere già vinta prima ancora di giocarla. Come se il corso degli eventi si facesse piegare all’inevitabile senza opporsi a gamba tesa. E naturalmente anche quella volta andò così. Era l’anno di Galeone, di Negri, del 4-3-3 bello da vedere e da gustare perché i successi inanellati non sembravano aver fine e di certo non potevano inciampare sul più bello. E fu così che giungemmo alla penultima in casa contro un Venezia che navigando nel basso della classifica avrebbe dovuto rappresentare la vittima sacrificale ideale. Ci occorrevano per forza i tre punti però! Lo stadio era pieno in ogni suo posto. Contai sedici tifosi arancioverdi, che avevano trovato posto in tribuna coperta in prossimità della Curva Sud, allora anche quella strapiena di supporters del Grifo. Costruii con cura il mio piccolo “nido” di giornali lì dove mi ero seduto prima dell’inizio dell’incontro in attesa. Alla fine del primo tempo tuttavia un impellente bisogno mi spinse ad allontanarmi ed al mio ritorno con sommo dispiacere su quel posto, dove avevo riposto tante scaramantiche aspettative, sedeva un anziano signore. Tentati di riaverlo, per scaramanzia appunto spiegai, ma tutto fu inutile.”Non credere a queste cose figliolo” fu la sua risposta, tra il divertito ed il serioso, e mi indicò un punto più in basso dove altri si strinsero per farmi sedere. Ma il secondo tempo sembrava non voler portare nulla di buono. La tanto preannunciata vittoria facile non si dimostrava affatto tale. E il tempo scorreva. Inesorabile. Troppo veloce. Fin quando la voce dell’anziano dietro me si rifece sentire. “E’ finita disse” allo scadere del tempo regolamentare”gim via”.Gli occhi del vecchio incontrano quelli del giovane. Poca distanza separa i loro sguardi, ma in mezzo c’è tutto il tempo di diverse generazioni passate. Grigi quelli del primo, incastonati in un viso rubicondo, disilluso, solcato da rughe biancastre, come se l’ennesima beffa fosse solo la più insignificante di una vita intera. Accesi di speranza, quelli del giovane, come se anche la sua sola volontà potesse spingere a modificare in suo favore il corso degli eventi. Passano alcuni secondi o forse più! Non c’è sfida ma un mondo che li separa e li riunisce in quell’istante. Il vecchio si sposta e mi invita a sedermi nell’agognato spazio che nel primo tempo era stato mio, mentre sono sette i minuti di recupero assegnati dall’arbitro!”Tanto anche se giocano un’altra mezza giornata non segnano” sentenzia concedendo tuttavia il passo alla mia ultima disperata speranza. Così non si allontana neppure lui, rinunciando a seguire il suo primo istinto di fuggire per evitare di vivere sino in fondo l’ennesima delusione!E mi si siede accanto. Il tempo, che esiste solo come nostra percezione del suo trascorrere, rallenta ed accelera improvvisamente, sin quando un intero stadio lo blocca in un respiro trattenuto. Un’azione in area, una gamba di traverso, qualcuno che cade, migliaia di sguardi a cercare la figura nera. Non si sente, non sento alcun fischio, ma il braccio allungato è ben visibile in direzione pallino bianco!E’ rigore. Ma l’urlo di gioia si blocca in gola. Non è ancora finita! La mano del vecchio si arpiona al mio braccio. Resta immobile, lo sguardo incredulo, fisso sul campo. Parte Allegri. Un attimo o forse un’eternità. Poi l’urlo liberatorio. La gara è vinta, il campionato non ancora. Ora però si respira un’aria diversa. Siamo felici tuttavia. Ma c’è davvero poi una scala di importanza da attribuire agli attimi felici della nostra vita? O non fanno comunque tutti parte di quel poco che resta nell’inutilità degli anni che invece fanno volume senza restare dentro di noi neppure un attimo? Una piccola vittoria , a cui si può attribuire il peso che si vuole, relativandolo tra le piccole e le grandi gioie della vita e che probabilmente non ha cambiato la disillusione del vecchio. Eppure per entrambi anche quella vittoria ha o ha avuto un posto nel cuore di tifoso. E credo ancora oggi sia stato o rimanga un posto importante.
« Ultima modifica: Mercoledì 15 Gennaio 2014, 14:51 da Saint Just »
nella buona e nella cattiva sorte la bandiera del Grifo non si ammaina mai