Renato Curi
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Descrizione:  Dopo la solita lunghissima fila per entrare in curva (niente tornelli e doppi controlli, ma le file ci sono sempre state, per ovvi motivi, a quel tempo), finalmente un paio di posti conquistati a spintoni, dopo la decisione che sarebbe stato inutile tentare di vedere la partita tutti insieme, ci separammo, con la solenne promessa di rincontrarsi in seguito per andare a festeggiare la vittoria sulla quale saremmo stati pronti a giocarci molto. Quasi tre ore di pioggia torrenziale, fitta, fredda, odiosa, al punto che nemmeno uno scafandro le avrebbe impedito di insinuarsi giù per il collo, fino alle ossa, attraverso non si sa quali pertugi e fessure di quella che credevamo fosse una barriera impenetrabile. Le mani bagnate, a stento riuscivano a trovare un po' di riparo da quel tormento, nemmeno il fazzoletto, ormai zuppo d'acqua poteva darci un po' di aiuto nell'asciugarci il viso. L'abbonamento era un blocchetto di fogli con stampigliato il nome della squadra avversaria; ne veniva staccata una parte all'ingresso, quasi fosse una margherita dalla quale strappare un petalo alla volta, fino all'ultimo, con l'ultima partita a regalarci la gioia di un ricordo: un altro campionato di serie A. Un'altra battaglia vinta. Quella del piccolo Golia, ed un altro cimelio da custodire nel cassetto. Maledetto quel giorno! Dopo un tempo di un calcio giocato in un mare d'acqua, le squadre fecero il loro ritorno in campo … pochi calci, pochi minuti … una rimessa laterale … e Renato, in mezzo al campo, cade … "Ma che è stato?", "Un crampo?" … "Una botta?", "Ma tu hai visto niente?", "No … io no, e tu?" … Silenzio, l'angoscia salì presto alla gola … tutti capimmo che c'era qualcosa di strano nell'aria.  Lo capimmo dai gesti di chi accorse intorno al piccolo "Gerd" … mani nei capelli. Agitazione di tutti. Corsa negli spogliatoi. Via vai … dentro e fuori dal tunnel … Non era un semplice infortunio. Lo sapemmo di lì a poco. Lacrime e disperazione. Piangemmo come mai ci capitava da anni, forse da piccoli quando cadendo ci si sbucciava un ginocchio o magari per un giocattolo rotto. Invece piangemmo a dirotto … seduti su una seggiola tornati a casa, tenendo stretto in mano un abbonamento fradicio e non solo di pioggia. Addio piccolo "Gerd". Il Curi sarebbe stato meglio non si fosse mai chiamato così.

testo di Marco Casavecchia
foto inviata da Mattia
Informazioni Foto:
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Altezza: 450 Larghezza: 600
Parolechiave: renato,curi,acperugia,campioni 
Inviata da: Saint Just at Lunedì 11 Gennaio 2016, 15:47

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